L’Italia è tornata in lockdown per le vacanze pasquali e non sappiamo ancora di che morte moriremo i prossimi giorni del mese di aprile.
Un lockdown fittizio, dove ognuno fa quel che gli pare: città affollatissime nonostante i negozi chiusi e i ristoranti e bar che possono fare solo asporto e domicilio.
Il ministro degli interni minaccia controlli serrati da parte delle forze dell’ordine. Sono dichiarazioni ridicole alla luce dei fatti: nessun controllo organizzato ma solo qualche posto di blocco a random, o interventi su chiamate di “solerti segnalatori” vicini di casa disturbati da feste private. Lo stato non ha manco i soldi per fare il pieno di benzina alle auto della polizia o per riparare quelle rotte.

Tuttavia le attività legate al turismo, all’ospitalità e il commercio al dettaglio, non ritenute “attività essenziali”, stanno morendo. Alla faccia sei “sostegni” che corrispondono circa al 4% delle perdite annuali reali.

Sul fronte della battaglia al covid arrivano ogni giorno notizie “eclatanti”: milioni di invisibili dosi di vaccini in arrivo dall’europa (volutamente minuscolo a maggior disprezzo). Intanto frotte di anziani e categorie fragili non hanno ancora potuto ricevere la prima dose ma, in compenso, pullulano decine di migliaia di “saltalafila”: persone raccomandate vaccinate senza averne ancora diritto.
Come siamo arrivati a questo? Molto semplicemente perchè l’europa (ancora minuscolo) ha evidenziato nelle ultime settimane i propri limiti e la intrinseca totale inesistenza. La von der Leyen, a capo della Commissione ovvero il governo dell’Unione, ha firmato dei contratti totalmente deficitari con le grandi aziende farmaceutiche per i vaccini anticovid.

Invece la Gran Bretagna ha risolto il problema vaccini come qualsiasi azienda quando compra un prodotto e si è garantita quantità, prezzo e addirittura l’esclusiva. Esattamente come gli Usa e Israele.

C’è una reale via d’uscita a questa penosa e, per certi versi, ridicola situazione? Nell’immediato non credo. Troppi nodi politici da affrontare, con i relativi interessi di partito e personali: l’elezione del capo dello stato, le elezioni politiche nel 23, una legge elettorale da riformare e così via.
Nel futuro? Forse, ma a condizione che il paese torni ad essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, dove il potere appartiene al popolo sovrano:

  • ripristinare la preferenza individuale alle elezioni;
  • eleggere direttamente il Capo dello Stato da parte dei cittadini elettori;
  • nominare per sorteggio i membri del Consiglio della Magistratura.
  • ripulire il sistema delle partecipate dallo Stato e dalla Pubblica amministrazione di persone nominate in base non al merito, ma alla protezione.

Sogno? No, son desto e attendo di sapere quando potrò tornare a vivere.

Claudio Zani

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