La Convention Mondiale del Panettone “Il Re dei Lievitati”, che si è tenuta al Palazzo Esposizioni di Roma lo scorso 13 ottobre, è stata l’occasione non solo per un confronto nazionale e internazionale dedicato al settore, ma anche per presentare il Manifesto per il Panettone Italiano. L’iniziativa è promossa dall’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano ed è condivisa con istituzioni, organizzazioni agricole, associazioni di categoria, mondo produttivo e maestri lievitisti. Si tratta di un aggiornamento del Decreto Ministeriale del 22 luglio 2005 e delle successive modifiche, che disciplina la produzione e la vendita dei prodotti da forno da ricorrenza. Il Manifesto introduce la possibilità di istituire la denominazione aggiuntiva “Panettone Italiano”, riservata ai prodotti realizzati utilizzando materie prime prodotte, allevate, coltivate e trasformate sul territorio nazionale secondo rigorosi criteri di tracciabilità e filiera certificata. Prevede, inoltre, la creazione della dicitura “Panettone Italiano – 100% Filiera Agricola”, accompagnata da strumenti digitali di verifica dell’origine delle materie prime, in grado di offrire ai consumatori massima trasparenza e garanzie sull’intera catena produttiva.

L’iniziativa nasce in un momento di forte espansione del settore. Nel corso della Convention, organizzata dall’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, è stato evidenziato come il mercato mondiale del panettone abbia ormai superato i 2 miliardi di euro, mentre oltre il 60% della produzione e del consumo mondiale avviene oggi fuori dai confini italiani. Un fenomeno che testimonia il successo internazionale del prodotto ma che rende sempre più strategico definire strumenti capaci di tutelarne autenticità, identità e riconoscibilità sui mercati globali. Secondo i dati illustrati durante la giornata, l’Italia esporta ogni anno circa 500 milioni di euro di grandi lievitati, con oltre 13.500 tonnellate destinate ai mercati esteri, mentre la produzione internazionale supera le 350.000 tonnellate annue, spesso realizzate secondo processi e ricette differenti rispetto alla tradizione italiana

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